The Atlantis Hypothesis

 

Relazione  della ipotesi di lavoro elaborata da Marcello Cosci e presentata al 2° Convegno Internazionale THE ATLANTIS  HYPOTHESIS  tenutosi ad Atene l’ 11-12 Novembre 2008.

 

L’eccitante interrogativo per quello che è stato considerato uno tra i più impenetrabili misteri dell’archeologia da moltissimi secoli vede coinvolte generazioni di studiosi nell’ambizioso tentativo di dare una credibile risposta alla problematica ubicazione della mitica città – isola di Atlantide, scomparsa, presumibilmente, a causa di terremoti e inondazioni nella tarda età del Bronzo in un qualche punto dell’Oceano Atlantico.

Attratto, inizialmente, più dal fascino che dall’attendibilità del racconto di Platone, ho estrapolato dal contesto e messo in luce i passi più significativi eliminandone i particolari di contorno che non aggiungono e non tolgono alcunché alla sua comprensione. Analizzati con cura attraverso un filtro interpretativo, gli estratti selezionati hanno permesso di riassumere e mettere in evidenza alcuni passi significativi di tale  racconto:

  1. Atlantide era ubicata al di là delle colonne d’Ercole in un remoto luogo dell’Oceano Atlantico;
  2. l’impero di Atlantide poggiava su un’isola principale, l’isola sacra sede dell’impero e da qui Atlante ed i suoi fratelli governavano su molte altre isole di quello stesso mare,  su parti del continente, sulla Libia fino all’Egitto ed infine sulle colonie fondate in Europa ed in Etruria;
  3. l’isola presentava la caratteristica di essere uniformemente pianeggiante, tutta allungata ed esposta, con il lato più lungo, a mezzogiorno. La presenza di numerosi elefanti e la flora e la fauna descritte da Crizia erano e sono caratteristiche di un clima tropicale;
  4. la collina sacra a Poseidone e a Clito era stata circondata e difesa da tre fossati concentrici (cerchi di mare) ed un canale collegava la metropoli ed una vasta area portuale con il mare;
  5. generazione dopo generazione gli atlantidei realizzarono sulla collina “una dimora straordinaria a vedersi per la grandiosità e la bellezza dei lavori”; alcuni edifici furono costruiti con pietre di diverso colore: bianche, rosse e nere (materiale di origine vulcanica ben presente a Sherbro) “estratte dal sottosuolo dell’isola centrale”.

Pur nella consapevolezza che, dopo secoli e secoli di intense ricerche, ogni ulteriore tentativo di dimostrare la fondatezza del mitico racconto presentasse una possibilità pressoché nulla, mi sono comunque convinto che con l’utilizzo delle moderne tecnologie e dei metodi di indagine sempre più sofisticati fosse possibile addurre ulteriori informazioni. Nella ricerca archeologica uno dei mezzi di indagine sempre più utilizzati è costituito dallo studio delle fotografie aeree e delle immagini satellitari che, analizzate con opportuni processi elaborativi, sono in grado di fornire indizi sulla presenza di tracce antropiche sepolte. Attualmente non esiste un punto del nostro pianeta, anche il più remoto, che non sia stato scansito e registrato dai sensori satellitari con immagini digitali dotate perfino di risoluzioni geometriche a terra molto elevate.

A differenza degli studiosi del passato oggi ci è concessa la possibilità di utilizzare uno straordinario strumento di indagine reperibile su internet: Google Earth.

Le immagini ivi consultabili sono dotate, per motivi economici, di una risoluzione geometrica talmente bassa da impedire il superamento della semplice fase di lettura. Tuttavia tali immagini  sono registrate con un ampio intervallo di valori della luminosità che facilita, a chi possiede una affinata capacità di discriminazione delle tracce, il riconoscimento di quei pressoché impercettibili segni che indicano la presenza di resti antropici  sepolti.

Di conseguenza, come prioritaria scelta di lavoro, ho ritenuto di esplorare con un’attenta indagine morfologica le numerose isole, circa un centinaio, dislocate lungo la vasta costa atlantica dell’Africa.

Nonostante le limitate possibilità di analisi concesse da Google Earth, con una paziente e più volte ripetuta indagine, è stato possibile riconoscere, tra le numerose indagate, un’isola che presenta una notevole affinità con le caratteristiche della mitica isola descritta da Platone, eccetto per le misure. L’isola è Sherbro: uniformemente pianeggiante è esposta con il suo lato più lungo a mezzogiorno. Ubicata poco al largo della costa occidentale dell’Africa, davanti alla Sierra Leone, occupa una superficie di 670 kmq ed ha una dimensione di 50×27 km circa (fig. 1).

Interessata, in epoche imprecisate, da attività vulcaniche, presenta affioramenti di rocce metamorfiche costituite da formazioni tipiche quali granito e arenaria rossa. Sono segnalati rinvenimenti di preistorici utensili in pietra e di numerose statuette di varie dimensioni, scolpite in pietra saponaria, dette Nomoli.

 

Figura 1

[Timeo 24e]

“dicono infatti le scritture quanto grande fu quella potenza […] la quale invadeva tutta l’Europa e l’Asia nel contempo, procedendo dal di fuori dell’Oceano Atlantico.”

 

[Crizia 114a]

(Poseidone) dopo aver diviso in dieci parti tutta l’isola di Atlantide, al figlio nato per primo dei due più vecchi assegnò la dimora della madre e il lotto circostante […] e lo fece re degli altri, gli altri li fece capi e a ciascuno diede potere su un gran numero di uomini e su un vasto territorio. Diede a tutti dei nomi, a colui che era il più anziano e re assegnò questo nome, che è poi quello che ha tutta l’isola e il mare, chiamato Atlantico perché il nome di colui che per primo regnò allora era appunto Atlante.”

 

[Crizia 114c-114d]

“Tutti costoro, essi stessi e i loro discendenti, per molte generazioni abitaron qui, esercitando il comando su molte altre isole di quel mare, ed inoltre, come si disse anche prima, governando regioni al di qua, fino all’Egitto e alla Tirrenia.”

 

Le immagini di Google Earth, analizzate al computer con operazioni che mettono in risalto le discontinuità fisiche presenti nella massa del primo sottosuolo, hanno segnalato la presenza di tracce geometriche di umidità, la quale, risalendo in superficie per capillarità, ha disegnato l’immagine speculare di tre ampi fossati circolari e concentrici (fig. 2).

 

Figura 2

 

Sierra Leone – Isola di Sherbro (immagine tratta da Google Earth) - Copyright ESA distribuito da Telespazio  s.p.a. Roma

 

[Crizia 113d-113e]

“Poseidone, avendo concepito il desiderio di lei, si unì con la fanciulla e rese ben fortificata la collina nella quale viveva, la fece scoscesa tutt’intorno, formando cinte di mare e di terra, alternativamente, più piccole e più grandi, l’una intorno all’altra, due di terra, tre di mare, come se lavorasse al tornio, a partire dal centro dell’isola, dovunque a uguale distanza, in modo che l’isola fosse inaccessibile agli uomini: a quel tempo infatti non esistevano ne imbarcazioni ne navigazione.”

 

Gli stimolanti risultati fin qui conseguiti, anche se solo parziali, hanno fortemente incoraggiato il prosieguo della ricerca e di conseguenza l’acquisto di adeguate immagini satellitari. In questo caso la maggiore difficoltà che si è incontrata è stata quella di scegliere, tra le immagini d’archivio, quelle registrate nel giusto periodo stagionale. Infatti i resti sepolti si manifestano con il verificarsi di particolari condizioni, quali, ad esempio, il grado di umidità o di siccità correlato sia con la profondità a cui si trovano le tracce sepolte sia con il tipo di vegetazione presente sul terreno, che a sua volta può favorire o meno il formarsi delle anomalie.

Tra le varie piattaforme commerciali attualmente in orbita è stata scelta una scena registrata dal satellite Landsat 7 ETM  dotata di 7 bande spettrali con la risoluzione geometrica a terra di 30 metri.

Con l’elaborazione dell’immagine originale il primo risultato ottenuto è il riconoscimento della forma geometrica dell’isola cosi come l’aveva descritta Platone (fig. 3). In tale immagine è chiaramente visibile anche la costa occidentale dell’isola, in parte sommersa dall’oceano, altrimenti non visibile nella prima immagine di figura 2. Ciò si deve al fatto che i tecnici Google, per consentire la giustapposizione con le altre numerose immagini georeferenziate, sono stati costretti a modificare i colori del mare e  cancellare, di conseguenza, importanti informazioni.

 

Figur a 3

Immagine Landsat 7ETM bande 1-2-3

 

 

[Crizia 118a-118b]

“piana e uniforme, tutta allungata, lunga tremila stadi sui due lati e al centro duemila dal mare fin giù. Questa parte dell’intera isola era rivolta a mezzogiorno e al riparo dai venti del Nord”

 

[Crizia 118c]

“Aveva, come ho già detto, la forma di un quadrilatero allungato e rettilineo per la maggior parte…”

 

Nonostante la sua risoluzione geometrica, limitata a soli 30m, l’elaborazione delle bande spettrali 3-2-5 e 1-2-3 ha messo in evidenza il grande complesso archeologico, di ben 108 ettari, costituito dalla metropoli e da un’ampia area portuale di forma circolare che presenta una superficie di 84 ettari circa (figg. 4 e 5).

 

Figura 4

Immagine Landsat 7ETM bande 3-2-5

 

Figura 5

Immagine Landsat 7ETM bande 1-2-3

 

Il satellite QUICK BIRD è quello che trasmette immagini alla più alta risoluzione geometrica a terra: 61 cm. Dagli archivi della Sede romana della Telespazio s.p.a. che cura la vendita delle immagini registrate dalle piattaforme spaziali LANDSAT 7ETM e QUICK BIRD è stato possibile scegliere, tra le molte scene disponibili, alcune immagini che presentavano assenza di nubi proprio in corrispondenza dell’area oggetto della ricerca. Queste immagini offrono la possibilità di evidenziare maggiormente le informazioni, spesso poco percettibili, grazie alle maggiori variazioni cromatiche della vegetazione e dei suoli nudi. Difatti, sfruttando una più efficace esaltazione delle risposte spettrali, è stato possibile evidenziare il tracciato di un ampio e lungo canale che collegava il mare con il porto e la città (fig. 6).

 

Figura 6 Immagine Quick Bird

 

 

[Crizia 115d-115e]

“Realizzarono,  partendo dal mare, un canale di collegamento largo tre plettri, profondo cento piedi e lungo cinquanta stadi fino alla cinta di mare più esterna: crearono così il passaggio dal mare fino a quella cinta, come in un porto.”

 

[Crizia 117e]

“Tutta questa estensione era coperta di numerose e fitte abitazioni, mentre il canale e il porto maggiore pullulavano di imbarcazioni e di mercanti che giungevano da ogni parte e che per il gran numero, riversavano giorno e notte voci e tumulto e fragore di ogni genere.”

 

[Crizia 108e-109a]

“l’isola di Atlantide (l’isola sacra…sede dell’impero) la quale, come dicemmo, era a quel tempo più grande della Libia e dell’Asia, mentre adesso, sommersa da terremoti, è una melma insormontabile che impedisce il passo a coloro che navigano da qui ( dal porto- canale) per raggiungere il mare aperto, per cui il viaggio non va oltre”

 

Su quel modesto rilievo che Crizia chiama indifferentemente “monte di modeste dimensioni da ogni lato”, “collina” ed infine “isola centrale il quale, come dice ancora Crizia, “era abitato da uno degli uomini nati qui in origine dalla terra”, le immagini satellitari hanno rilevato la presenza di numerose tracce attribuibili ad un geometrico impianto urbanistico reso evidente dal segno di imponenti strutture murarie sepolte (fig. 7). Le tracce identificano i resti di un edificio rettangolare che presenta una dimensione di m. 100×70 circa.

 

Figura 7 Immagine Quick Bird

 

 

[Crizia 115d]

“Il palazzo reale lo realizzarono fin da principio in questa stessa residenza del dio e degli antenati, ricevendo in eredità l’uno dall’altro, e aggiungendo ornamenti ad ornamenti cercavano sempre di superare,  per quanto potevano, il predecessore,  finché realizzarono una dimora straordinaria a vedersi per la grandiosità  e la bellezza dei lavori.”

 

[Crizia 116b]

“tagliarono la pietra tutt’intorno, al di sotto dell’isola centrale, e sotto le cinte, nella parte esterna e in quella interna, bianca, nera, rossa, e mentre tagliavano creavano all’interno due pro­fondi arsenali la cui copertura era di quella stessa pietra. Quanto alle costruzioni, alcune erano semplici, mentre altre le realizzava­no variopinte, mescolando, per il piacere della vista, le pietre: e così rendevano loro una grazia naturale”

Come ho accennato a pagina 2, il materiale lapideo “variopinto” utilizzato in alcuni edifici è ben presente nel sottosuolo dell’isola di Sherbro.

Le discontinuità fisiche presenti nella massa del primo sottosuolo, correlate con un equilibrato grado di umidità–siccità del suolo, hanno facilitato la formazione di due geometriche anomalie  che, in superficie, assumono entrambe la forma di un triangolo (fig. 8). Di pressoché eguali dimensioni, due ettari circa, i recinti presentano un orientamento rispetto all’orizzonte di 54°, esattamente uguale a quello della struttura rettangolare di fig. 7.

Per la loro  particolare forma geometrica, l’utilizzo funzionale dei due siti sembra adattabile fra le varie ipotesi possibili, ad  uno dei passi più significativi del racconto di Crizia:

 

[Crizia 113e]

“Egli (Poseidone) stesso poi abbellì  facilmente, come può un dio, l’isola nella sua parte centrale, facendo scaturire dalla terra due sorgenti di acqua, una che sgorgava calda dalla fonte, l’altra fredda”

 

[ Crizia 117a - 117b]

“Quanto alle fonti, quella della sorgente di acqua fredda e quella della sorgente di acqua calda, di generosa abbondanza, ognuna straordinariamente adatta all’uso per la gradevolezza e la virtù delle acque le utilizzavano disponendovi intorno abitazioni […] e installandovi intorno cisterne, alcune a cielo aperto, altre coperte….”

 

Figura 8 Immagine Quick Bird

 

Se, per ipotesi, Sherbro fosse stata la culla della civiltà atlantidea dovremmo convincerci che l’immagine percepibile della sua memoria giace qui in questa lontana isola dell’Oceano Atlantico ma ipotesi è e ipotesi resta. Solo una auspicata verifica diretta sul terreno, forse, potrebbe dare una definitiva risposta a questo interrogativo.

 

 

Marcello Cosci     

 

 

Dai satelliti le prime immagini della mitica Atlantide

2007 Felici Editore Srl    - ISBN-978-88-6019-136-6